
Infarto miocardico
Che cos'è
Si dice infarto la condizione patologica acuta nella quale un'arteria coronarica si chiude improvvisamente. Così la parte di cuore nutrita dal sangue di quella coronaria non riceve più ossigeno e va incontro a "necrosi" (morte del tessuto). L'infarto consiste, dunque, nella distruzione di una parte del cuore e nella compromissione delle sue funzioni. Se invece l'ostruzione è tale da non chiudere completamente il vaso sanguigno, ma da lasciar passare momentaneamente meno sangue del normale, a causa ad esempio di uno sforzo o uno spasmo, si avverte un dolore al petto, simile a quello dell'infarto, ma di breve durata: è questo il caso dell'angina pectoris.
La causa principale dell'infarto cardiaco è l'aterosclerosi coronarica. Analogamente, il principale fattore di rischio è dato da una preesistente cardiopatia ischemica (niente sangue e niente ossigeno) da coronaropatia aterosclerotica; va ricordato tuttavia che nel 50% circa dei casi l'infarto può essere la prima manifestazione di una coronaropatia (malattia delle coronarie). Altri fattori che aumentano il rischio di infarto miocardico sono: le dislipidemie, e in particolare l'ipercolesterolemia; l'ipertensione arteriosa; il fumo di sigaretta (rischio doppio, che diventa triplo se si superano le 20 sigarette al giorno e aumenta ulteriormente se è associato ad altri fattori di rischio elencati); il diabete mellito; il sesso maschile e un'età compresa tra i 50 e i 60 anni. A questi si aggiungono la familiarità, l'obesità, l'inattività fisica. Esistono poi i fattori precipitanti: sforzo fisico violento, emozione intensa, emorragia grave, shock, stress continuo, sovralavoro fisico o mentale, decorso postoperatorio (soprattutto negli anziani).
In Italia, così come avviene in molti Paesi europei e in tutti quelli a stile di vita occidentale, l'infarto rappresenta a tutt'oggi la prima causa di morte. Una persona ogni 3-4 minuti ha un infarto. Ogni anno 160.000 persone hanno un infarto (fascia di età compresa tra 35 e 64 anni). Gli uomini sono più colpiti delle donne (6 uomini infartuati per ogni donna). Di queste persone, 1 su 4 non sopravvive. Ogni paziente infartuato rappresenta un costo importante per il Servizio Sanitario Nazionale; nel solo 1996, infatti, i 75.000 ricoveri dovuti a infarti sono costati al SSN ben 550 miliardi. Tuttavia, grazie alla maggiore tempestività del ricovero in Unità Coronarica (il reparto ospedaliero in cui si curano le emergenze cardiologiche) e al miglioramento delle terapie, la mortalità per infarto è scesa del 50% negli anni Novanta rispetto agli anni Cinquanta; ossia si è salvata la metà dei pazienti che negli anni Cinquanta sarebbe invece deceduta.