Patologie e automedicazione

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Infarto miocardico



Cura

A titolo d'informazione, chi soccorre una persona che accusa sintomi sospetti di infarto deve per prima cosa organizzare il trasporto della stessa verso un posto di pronto soccorso e meglio se con un'ambulanza. Alla persona non va somministrato nulla, bisogna coprirla e tenerla nell'immobilità assoluta. Inoltre, vanno allentate le costrizioni degli abiti (togliere la cravatta, aprire il collo della camicia, allentare polsini e cintura). Se vi sono precedenti noti di cardiopatia è bene avvertire il pronto soccorso in modo che invii l'ambulanza con un medico a bordo e con l'attrezzatura necessaria. Nel frattempo la persona va tranquillizzata e tenuta in ambiente caldo/umido e moderatamente buio.

Posto come principio che la persona colpita da infarto va curata solo in ospedale, una volta inquadrato il caso il paziente viene ricoverato e vengono iniziate le cure necessarie, dapprima trattenendolo nel reparto di cure intensive (Unità Coronarica).

Nell'iter terapeutico ospedaliero l'infartuato viene prima di tutto trattato per sedare il dolore e contemporaneamente per ridurre e curare le eventuali complicanze. Alcuni farmaci vengono utilizzati anche dopo la dimissione durante la riabilitazione, che si può effettuare a domicilio o se è il caso presso un centro specializzato. In linea generale i farmaci utilizzati appartengono alle seguenti classi:

  • analgesici oppioidi (morfina)
  • benzodiazepine (diazepam*)
  • nitrati endovena (nitroglicerina, isosorbide dinitrato*)
  • beta-bloccanti e altri antipertensivi (atenololo*, carvedilolo*, ramipril*)
  • antiaritmici (amiodarone*, amlodipina*, verapamil*)
  • trombolitici endovena (streptochinasi*) quando possibile entro 4-6 ore dall'inizio dei sintomi, per ridurre l'ostruzione del vaso che ha provocato la necrosi.

Dopo la trombolisi viene somministrata eparina (eparina calcica*) per impedire che il trombo si riformi. Indipendentemente dall'uso della trombolisi, è sempre consigliabile, sin dalla prima giornata, l'utilizzo dell'acido acetilsalicilico (salicina*), che si è dimostrato efficace nel prevenire la riocclusione e il reinfarto anche più dell'eparina. Nei pazienti che non tollerano l'acido acetilsalicilico è consigliabile la ticlopidina*. Per tenere sotto controllo il metabolismo dei lipidi e del colesterolo le più utilizzate sono le statine* (simvastatina).

Inoltre, se il paziente arriva in ospedale entro 24 ore dall'inizio dei sintomi è sicuramente utile l'intervento di angioplastica, che consiste nell'introduzione nella coronaria malata, partendo da un'arteria periferica (che può essere un'arteria situata nella zona della clavicola, ossia a livello della spalla, o nella zona di origine della coscia), di guide metalliche che, sotto il controllo visivo del medico, giungono fino alla zona ostruita.

*È in commercio l'equivalente ratiopharm.


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