
Insonnia
Cura
Il trattamento dell'insonnia dipende innanzitutto dalla causa. Bisogna dunque stabilire se si tratti di insonnia primaria (o non organica) oppure di insonnia secondaria (quando è dovuta a malattie o abitudini preesistenti). Infatti disturbi psichici, come depressione e morbo di Parkinson, o malattie fisiche, come dolore cronico, reflusso gastroesofageo e asma, influenzano negativamente la fisiologia del sonno. L'uso di sostanze medicinali (gli stessi sedativi) o l'abuso di droghe o alcolici possono alterare i meccanismi del sonno.
Nel caso dell'insonnia secondaria occorre intervenire sulla causa, nel caso dell'insonnia primaria invece si può ricorrere ai farmaci abbinati in alcuni casi alla psicoterapia.
Benzodiazepine I farmaci storicamente più utilizzati per l'insonnia, dopo i barbiturici che non sono più utilizzati per l'insonnia, sono le benzodiazepine (BDZ), una classe di farmaci ben nota e ben tollerata anche se non priva di effetti secondari. Nel cervello esistono recettori specifici per questi farmaci. L'affinità delle benzodiazepine per questi recettori è proporzionale alla loro potenza farmacologica. Probabilmente il legame del farmaco al recettore innesca una serie di eventi sequenziali in grado di potenziare l'attività dell'acido gamma-aminobutirrico (GABA), un neurotrasmettitore inibitorio, contrastando quindi la tensione nervosa.
Sono molte le BDZ in commercio e si differenziano tra loro in base all'emivita (il tempo di permanenza in circolo dei principi attivi nell'organismo) che ne condiziona la durata d'azione. Quelle a lunga durata sono utili nell'insonnia terminale, caratterizzata da risveglio precoce e accompagnata da ansia diurna; quelle ad effetto più rapido e breve sono sicuramente più adatte per chi ha problemi ad addormentarsi, poichè conciliano subito il sonno e agiscono solo per la durata della notte. Le benzodiazepine accorciano la durata delle fasi di sonno REM, quindi non guariscono dall'insonnia perchè offrono un tipo di sonno artificiale, diverso qualitativamente da quello fisiologico. I principali effetti secondari si manifestano con l'uso prolungato (mesi) di questi farmaci e includono: sedazione, rallentamento dei riflessi, incoordinazione motoria, difficoltà di memoria, confusione mentale, riduzione dell'attenzione, letargia, eruzioni cutanee, nausea, cefalea, riduzione della libido, vertigini. La comparsa di queste manifestazioni varia da individuo a individuo, è comunque più frequente in chi assume i farmaci con lunga emivita (perchè si accumulano nell'organismo) e dopo anni di uso continuativo.
Tutte le benzodiazepine danno dipendenza fisica, per questo motivo dovrebbero essere prescritte solo in caso di effettiva necessità e per periodi limitati (2-4 settimane), intervallati da brevi interruzioni.
Ecco i nomi dei principi attivi attualmente disponibili in Italia (contrassegnati dall'asterisco i principi attivi per i quali è disponibile il farmaco equivalente):
|
A lunga azione
|
Ad azione intermedia
|
Ad azione breve
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Vari Più recentemente per il trattamento dell'insonnia sono state introdotte nuove molecole, il capostipite delle quali è lo zopiclone, che sembrano essere più maneggevoli delle benzodiazepine. Si tratta di principi attivi capaci di indurre un sonno molto simile a quello fisiologico, senza causare stati di bassa vigilanza cognitiva o temporanee perdite di memoria; inoltre non provocano assuefazione nè dipendenza. La loro azione è concentrata nel tempo, così da non interferire, teoricamente, con le attività diurne.
Ecco i nomi dei principi attivi attualmente disponibili in Italia (contrassegnati dall'asterisco i principi attivi per i quali è disponibile il farmaco equivalente):
- zopiclone*
- zolpidem*
- zaleplon
*Principi attivi per i quali è disponibile il farmaco equivalente.