Patologie e automedicazione

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Ipertrofia prostatica benigna



Sintomi e diagnosi

Nell'ipertrofia prostatica benigna l'abnorme aumento di volume della ghiandola prostatica tende a restringere sempre di più l'uretra prostatica, la parte dell'organo che inizia con l'orifizio uretrale interno della vescica e termina all'apice del pene in corrispondenza dell'orifizio uretrale esterno. Questo fa sì che il primo sintomo avvisabile sia, quasi sempre, la difficoltà a urinare. La vescica è costretta a lavorare di più per tentare di espellere l'urina e, con il tempo, si indebolisce e perde efficienza. La difficoltà nell'espellere i liquidi, inoltre, può far sì che parte delle sostanze di scarto restino nella vescica, dando luogo a possibili infezioni e calcolosi. Comunque il principale sintomo iniziale dell'ipertrofia prostatica, che si deve proprio alla diminuzione del calibro uretrale, è la riduzione del getto urinario, spesso associato anche a difficoltà nell'iniziare la minzione. Altri sintomi sono: bisogno di urinare più spesso del normale, nicturia (bisogno di urinare di notte), minzione urgente (bisogno urgente di urinare, a volte con perdita involontaria di qualche goccia di pipì), minzione "intermittente" (a più tempi), sensazione di non aver svuotato del tutto la vescica, difficoltà a iniziare la minzione (nonostante la presenza di un forte stimolo), gocciolamento post-minzionale (dopo aver urinato, il paziente nota la fuoriuscita di alcune gocce di urina). Nei casi più gravi di ipertrofia prostatica benigna può insorgere anche la completa incapacità a urinare (ritenzione urinaria), tanto da rendere necessario il riscorso al catetere per lo svuotamento della vescica.

L'esplorazione rettale durante la visita urologica (palpazione della prostata attraverso il retto) resta ancora oggi l'esame più sicuro e relativamente poco invasivo per accertare l'ingrossamento e la variazione della consistenza della ghiandola.
Tra gli esami di laboratorio è utile la misura dei livelli ematici dell'antigene prostatico specifico (PSA), seppure si debba tenere conto di alcune possibili questioni che possono essere fonte di dubbio diagnostico.
Il PSA è un prodotto dell'epitelio ghiandolare della prostata che viene versato nel lume dei dotti ghiandolari al momento dell'eiaculazione. Si tratta di una proteina, più esattamente un enzima, che permette la fluidificazione e il deflusso dello sperma che altrimenti avrebbe una consistenza troppo densa per essere espulso. Il livello del PSA, per quanto presente in quantità minima, è misurabile nel siero dei maschi durante tutta la vita e segue fisiologicamente la maturazione sessuale dell'uomo dall'età prepubere fino all'invecchiamento.
In presenza di ipertrofia prostatica benigna i livelli misurabili nel siero sono più elevati di quelli riscontrabili fisiologicamente, benchè con molteplici oscillazioni. In caso di tumore prostatico maligno le ripetute misure del livello del PSA hanno un'indiscutibile valore prognostico (previsione della guarigione) e diagnostico (stima delle eventuali ripetizioni metastatiche del cancro). Tuttavia, va considerato che il valore della misura del PSA nel siero aumenta pure, e si può mantenere alto per tempi diversi, in situazioni del tutto normali come, per esempio, dopo un'esplorazione rettale effettuata dall'urologo a scopo diagnostico o per controllo preventivo. Nei ciclisti professionisti può essere un po' più alto di base.
Infine, il livello sierico del PSA può oscillare anche in corso di patologie infiammatorie (prostatiti acute e croniche), non solo quindi in caso di tumore benigno o maligno. In fase molto precoce, la misura del PSA può sottostimare la presenza del tumore stesso. Attualmente ci si affida, per valutare l'aggressività del tumore e per distinguere tra affezione benigna e maligna, anche alla velocità con cui il valore aumenta da una misurazione all'altra.

In ogni caso, è consigliabile un controllo periodico di questo parametro a scopo preventivo solo dopo il compimento del sessantesimo anno d'età. In un soggetto adulto sano il valore del PSA è compreso in un intervallo di normalità che va da 0,0 ng/ml a 4,0 ng/ml. Affinchè la misura sia accurata e precisa, nel suo significato predittivo, va eseguita sempre presso uno stesso laboratorio e va ripetuta almeno 3 volte con qualche giorno di distanza tra le misurazioni. Un'ecografia dei testicoli, della prostata e dei reni può essere utile per valutare l'eventuale malignità dell'ipertrofia.